Invecchiamento e psicologia: benessere cognitivo e demenze

Fino agli anni Ottanta si tenold-age-164760_1280deva a pensare all’invecchiamento quasi esclusivamente identificandolo con il relativo declino cognitivo, solo in seguito sono stati presi in considerazione altri fattori (sociali, economici, culturali, sanitari, ambientali) che risultano essere implicati in tale processo (Baroni & Getrevi, 2005). Attualmente, alla luce della multidimensionalità dei bisogni di cui l’anziano è portatore si va delineando un nuovo concetto: quello di “anziano fragile” (Ferrucci & Marchionni, 2001). Si tratta di un soggetto di età avanzata o molto avanzata che presenta disabilità a diversi gradi e uno stato di salute instabile dovuto spesso alla compresenza di diversi disturbi e che deve anche fare i conti con problemi di tipo sociale/economico, che contribuiscono ad aggravare la situazione (Gregori & Viganò, 2008).
Secondo Nicolini (2008) i temi che caratterizzano la vita dell’anziano riguardano le trasformazioni corporee, il trascorrere del tempo, ma anche l’identità stessa della persona e il rapporto tra realtà interna ed esterna. La vecchiaia sembra quindi essere una fase in cui l’individuo è chiamato ancora una volta ad adattare sé stesso all’ambiente e a prendere consapevolezza dei limiti e delle possibilità che la sua età gli impone.
Da tale processo non sembra essere escluso neppure l’anziano demente, Dröes (1991) parla di “problematica psicosociale dei malati di Alzheimer” definendola come l’insieme dei problemi psichici e comportamentali, legati al processo di adattamento ai disturbi e ai limiti che la malattia comporta anche da un punto di vista funzionale. Secondo l’autrice infatti tali pazienti sono consapevoli, all’esordio della malattia, di avere dei problemi di memoria e si sentono limitati nello svolgere alcune attività.
Una ricerca su soggetti ancora nelle fasi iniziali della malattia ha trovato una correlazione positiva tra il peggioramento osservato dai familiari dell’ammalato e il peggioramento avvertito dallo stesso anziano (Little, Hemsley & Volans, 1986). Il fatto che progressivamente la malattia porti a non riuscire ad adempiere alle più elementari attività della vita quotidiana induce nei pazienti sentimenti di insicurezza, impotenza, confusione, rabbia, dispiacere, delusione e diffidenza. L’ansia e la depressione sperimentate da questi anziani sembrano indicare che gran parte dei malati di Alzheimer, nelle fasi iniziali della malattia, trovano quindi stressanti le deficienze del loro funzionamento. La percezione di tale stress può essere, poi, più o meno accentuata dall’intersecarsi di molteplici fattori: personali, legati a disturbi specifici e relativi al sostegno materiale o sociale di cui l’ammalato dispone (Dröes, 1991).

Luglio 25, 2016

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