Assistere un anziano con demenza: lo stress del caregiver
Una malattia come quella di Alzheimer può talvolta essere sorprendentemente rapida o anche procedere molto lentamente e quindi protrarsi a lungo. Essendo l’assistenza di tali pazienti necessariamente continua e, richiedendo questa, un investimento in termini di tempo, denaro ma anche in termini di emozioni e vissuti molto profondi da parte di chi assiste è naturale che, ad un certo punto, quasi immancabilmente, si arrivi ad una vera e propria crisi del caregiver (Tognetti, 2004). Questa non appare
tanto legata alle espressioni medico-cliniche della malattia (gravità delle condizioni, disturbi cognitivi e comportamentali, perdita completa della autosufficienza, ecc.) quanto alla incapacità, avvertita da parte del caregiver, di poter continuare a svolgere adeguatamente la sua funzione (Heron, 1998).
Egli si sente sopraffatto dalla situazione, che sembra sfuggirgli di mano; ha l’impressione di perdere il controllo sul comportamento del paziente e, soprattutto, sulle sue stesse reazioni emotive, arrivando in questo modo ad un punto di rottura.
«L’impatto dell’assistenza a livello emotivo varia in misura notevole da un individuo all’altro e dipende da diversi ordini di fattori: la personalità del carer; il rapporto tra carer e la persona di cui si occupa; la durata del lavoro di cura; la capacità del carer di analizzare e comprendere i propri sentimenti» (Heron, 1998, p. 51), ma anche di altri fattori come: l’età, le condizioni di salute e di resistenza fisica, le convinzioni morali e religiose, le abitudini di vita, le condizioni economiche, le aspettative individuali, le motivazioni psicologiche che spingono alla cura, le relazioni interpersonali preesistenti alla malattia.


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