Pensiero in azione: che cos’è il problem solving

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Quando cerchiamo di risolvere un problema se ci pensiamo bene ci sforziamo di raggiungere un obiettivo, ma spesso non abbiamo ancora a disposizione i mezzi per farlo. Dobbiamo scomporre l’obiettivo finale in sotto-obiettivi e forse suddividerli ulteriormente in parti ancora più piccole, fino a raggiungere il livello in cui abbiamo i mezzi per ottenere i nostri scopi. Questa procedura, in modo forse un po’ grossolano, frequentemente è definita problem solving.
Newell e Simon (1972) chiedevano a dei soggetti di pensare ad alta voce, mentre cercavano di risolvere un problema complesso. In seguito analizzavano le risposte verbali dei soggetti considerandole come indizi delle strategie sottostanti.
In questo modo è stato identificato un certo numero di strategie per il raggiungimento di scopi generali:
a) una strategia consiste nel ridurre la differenza tra la condizione attuale e la meta che rappresenta la soluzione del problema (in questo modo vengono fissati dei sotto-obiettivi che, una volta raggiunti, ci avvicinano alla meta);
b) un’altra strategia è l’analisi dei mezzi e dei fini in cui paragoniamo la nostra condizione attuale alla meta, per trovare le differenze più importanti. A questo punto, il principale sotto-obiettivo è la loro eliminazione: questa strategia permette di intraprendere un’azione anche se questa comporta un temporaneo allontanamento tra la nostra condizione attuale e la meta;
c) un’altra strategia è quella di ragionare all’indietro partendo dalla meta (si ragiona procedendo dall’obiettivo finale al sotto-obiettivo, da questo sotto-obiettivo ad un altro e così via, finchè arriviamo ad un sotto-obiettivo raggiungibile con i mezzi a nostra disposizione).
Quando acquisiamo esperienza di un settore specifico sviluppiamo delle procedure dominiospecifiche più valide che finiscono per prevalere sui metodi deboli. Gli esperti hanno un numero molto maggiore di rappresentazioni specifiche immagazzinate in memoria che possono utilizzare per risolvere un problema. Ad esempio, in uno studio si è visto che i medici più esperti ragionano dal sintomo alla diagnosi, quelli meno esperti ragionano nella direzione opposta.

Luglio 29, 2016

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