Il mio psicologo mi comprende?
Prima o poi chi va da uno psicologo questa domanda se l’è posta. Investiamo tempo e risorse per raccontarci a qualcuno da cui ci aspettiamo un sostegno, un aiuto per affrontare nel migliore dei modi le nostre difficoltà e recuperare il nostro benessere.
Ma, a ben guardare la comprensione in psicologia non sempre è ciò che un professionista ha da offrire. Descrizione, spiegazione e comprensione sono tre termini su cui è opportuno riflettere accompagnati da quanto scrive anche in un suo recente testo Chiari (2016).
Una certa psicologia di impostazione prevalentemente comportamentista preferirà fermarsi a descrivere un sintomo, un fenomeno; la spiegazione sarà ciò a cui ricorrerà uno psicologo cognitivista o uno psicoanalista ricercando nessi causali talvolta distanti da quanto il paziente sta vivendo in quel momento. La comprensione, storicamente, appariva appannaggio della tradizione fenomenologica in psichiatria e umanistico-esistenziale in psicologia: troppa filosofia e poca scienza agli occhi di qualcuno! Il costruttivismo in psicologia però pare recuperare la dimensione della comprensione e rimettere al centro della scena il vissuto del paziente: il suo modo di costruire e vivere la sua realtà, la sua vita, la sua sofferenza, le sue gioie.
E concludo con una bellissima citazione di Allport (1969):
Due pescatori del Maine stavano chiacchierando e parlavano di un certo professore che in estate abitava lì. Uno disse all’altro: “Sa tutto” e l’altro rispose con voce strascicata: “Sì, ma non capisce niente”. Conoscere veramente una persona significa essere in grado di assumere il suo punto di vista, pensare secondo i suoi schemi, ragionare partendo dalle sue premesse. La conoscenza ci porta a capire che l’esistenza dell’altro è razionalmente coerente con il suo punto di vista, anche se può sembrare lontana dai nostri.


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