Le “molte scuse” del mancato altruismo
Nel 1964, una donna chiamata Kitty Genovese fu aggredita davanti al suo appartamento di New York a tarda notte. La donna oppose resistenza per più di mezz’ora ma alla fine fu assassinata. Almeno 37 vicini sentirono le sue urla in cui chiedeva aiuto, ma nessuno la aiutò. E nessuno chiamò la polizia.
Gli psicologi sociali iniziarono a investigare le cause di quello che fu definito effetto degli astanti, cioè il fatto che le persone sono meno propense ad aiutare in presenza di altri.
Latanè e Darley hanno suggerito che la presenza degli altri è un deterrente all’azione perché:
a) definisce la situazione come non-emergenza, attraverso il processo di ignoranza collettiva;
b) diffonde la responsabilità dell’azione.
Molti stati di emergenza iniziano in modo ambiguo e un modo comune di affrontare tali dilemmi è di posporre l’azione, agire come se non ci fosse niente di strano e guardarsi intorno per vedere come reagiscono gli altri. Quando ciascuno sa che sono presenti molti altri, l’onere della responsabilità non ricade solo su di lui (si parla di diffusione della responsabilità).
Se si minimizzano l’ignoranza collettiva e la diffusione della responsabilità le persone si aiuteranno a vicenda?
In un esperimento, due sperimentatori donne e due uomini salirono sulla metro di New York. Le sperimentatrici si sedettero e registrarono i risultati; i due uomini rimasero in piedi. Mentre la metro si muoveva uno dei due uomini cadeva sdraiato con gli occhi fissi al soffitto finchè non era aiutato. Se non arrivava aiuto alla fine interveniva il complice. Furono provate diverse varianti dello studio: la vittima aveva un bastone o puzzava di alcool; alcune volte era bianca altre era di colore. La vittima con il bastone ricevette aiuto in più del 95% delle prove entro 5 secondi. L’ubriaco ricevette aiuto in meno della metà delle prove entro 2 minuti. Quando una persona si muoveva per aiutare, molte altre la seguivano e questo suggerisce che proprio come gli individui utilizzano le altre persone come modelli per definire una situazione come non-emergenza (ignoranza collettiva), usano le altre persone anche in qualità di modelli che indicano quando possono essere d’aiuto.
Iniziamo col dare il buon esempio allora?


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